Montesenario e la SS. Annunziata, l’abetaia e le campane nel 1825

Chi visita il santuario di Monte Senario dei Servi di Maria, costruito a 317 metri slm su una piccola catena montuosa, volge quasi involontariamente lo sguardo a uno dei più luminosi panorami della Toscana settentrionale: “uno scenario incantevole di verde e di azzurro dorato, l’Appennino dal levante a ponente, la valle dell’Arno a mezzodì” – come scrisse il padre Luigi Salimbeni nella Guida storica descrittiva del 1937, pp. 58-59.
La sua storia però non è altrettanto ampia come la vista: anzi, ha un che di ‘irrisolto’ e di quasi incomprensibile ...Forse perché è troppo frammentata, essendo stata la comunità in bilico tra gli status di eremo e convento, tra abbandoni e ritorni e quindi con amministrazione e cronache saltuarie o disperse ...
Per ricostruire almeno in parte il glorioso svolgersi di questa storia, occorre pertanto rifarsi con pazienza a piccoli periodi e a informazioni ‘aliene’, ovvero provenienti anche dai manoscritti della SS. Annunziata di Firenze. Nel particolare di questo articolo, alcuni documenti aggiungono un contributo: sono quelli dei decenni successivi alla ‘bufera’ napoleonica e al ripristino dei conventi dei Servi soppressi nel 1810-1814.
Non fu cosa facile. Scrisse il padre Costantino Battini († 1832) nella sua Memoria Miseranda:

“Finalmente nel 1817 dì 25 marzo, giorno solenne per essere il titolare di questa nostra basilica e convento della SS. Annunziata i nostri religiosi in buon numero vestirono di nuovo l’abito di Servi di Maria Vergine, come pure i religiosi che erano in Monte Senario, essendo in questo convento stato istituito il priore il P. Maestro Girolamo Cardi Cigoli, e al Senario il P. M. Ambrogio Battini ...”.

Da lì in poi iniziò la vita della comunità con molti bisogni e poca autonomia. E, stante la pressante crisi, il convento fiorentino si addossò la responsabilità dell’amministrazione dell’ex eremo che non era in grado di mantenere un numero sufficiente di frati (12, secondo le Costituzioni) e di avere una propria gestione dei beni.
Così risulta dalle inedite note dei Partiti (riunioni deliberative) della SS. Annunziata all’agosto 1825, allorché il padre Girolamo M. Pichi († 1830) radunò i Padri “vocali” su petizione proprio del priore di Montesenario, padre Giuseppe Nesti, riguardo all’abetaia:

“[...] che avendo il convento di Monte Senario ottenuta facoltà di tagliare una quantità di abeti con l’onere di formare del prodotto dei medesimi tanti censi, i padri di quel monastero, avendo una somma di scudi duemila trecento fiorentini, desiderano di fare de’ medesimi un censo con l’illustrissimo signor cavaliere Enrico Danti [proprietario della Villa Le Falle e del parco della Ragnaia a Compiobbi]: che perciò pregavano i padri di questo convento a farne l’opportuno partito, non essendo essi in numero sufficiente, e nel tempo stesso di autorizzare il loro padre priore Giuseppe Nesti socio provinciale che, munito per tal partito di tutte le necessarie facoltà, possa farne il contratto con detto illustrissimo signor cavaliere Enrico Danti ... [fu autorizzato].
Espose poi in secondo luogo che, volendo i padri di Montesenario provvedere ai danni che cagionano alla loro abetìa i bestiami di diversi particolari, erano venuti nella determinazione di circondare la medesima di muro: perciò pregavano i padri a farne il partito onde poter effettuare quanto sopra”.

Un altro partito sempre dell’agosto 1825 ricorda indirettamente la poverà di Montesenario dove non erano più le campane:
[...] che, volendo i padri di Monte Senario provvedere il loro campanile di campane e, non potendo fare una spesa di tal sorte senza una approvazione fatta con partito, perciò pregavano i padri di Firenze a far tal partito, essendo essi privi di tal diritto per non essere il numero de’ vocali di Monte Senario sufficiente a tenore delle nostre Sante Costituzioni [approvato].
Di queste campane non sappiamo altro per ora; le quattro attuali risalgono a un periodo che va circa dalla metà dell’ottocento al novecento (una fu della fonderia di Terzo Rafanelli e tre del 1925, fonderia Magni).

I pochi frati allora a Montesenario provenivano in parte dal convento soppresso di Lucca, non ancora ripristinato e senza alcuna speranza di esserlo a breve (l’Ordine avrebbe dovuto attendere il 1927). Si ricorda infatti nei Partiti uno di questi religiosi come titolare di censi attivi, stipulati durante i periodi cupi, cioè tra 1811 e 1813, forse per avere una rendita datoa che la comunità religiosa lucchese fattivamente era stata gettata sulla strada dalle leggi napoleoniche.

Così ricorda il registro:
“[...] Che avendo i padri di Monte Senario una somma in deposito da reinvestire, e volendo fra Francesco Ricci [era un frate converso di una settantina d’anni, 1764-† 1834] nativo di Lucca, spettante al già soppresso convento de’ Servi della medesima città, alienare alcuni censi attivi di sua proprietà, cioè uno di scudi cento lucchesi passivo a’ signori fratelli Vincenzio, e Giovanni Morelli, rogato da messer Niccolao Cristofani sotto il sette marzo mille ottocento dodici, altro di scudi cento cinquanta lucchesi risultante da tre strumenti con atto di messer Bernardino Maria Gabrielli del dì quindici giugno mille ottocento undici passivo a Giuseppe del fu Pietro Nottoli di San Gennaro, altro di scudi cento cinquanta parimenti lucchesi passivo a’ signori avvocato Paolino, e Vincenzio fratelli Giudici come per atto del ventidue marzo dell’anno mille ottocento tredici, rogato da messer Niccolao Cristofani, finalmente altro censo di scudi cento cinquanta lucchesi passivo agli eredi del signor Giuseppe Baroni oggi passato al signor Giuseppe Galli per rogito di messer Antonio Matteucci sotto il dì cinque gennaio dell’anno mille ottocento dodici, perciò pregano i padri del convento della SS. Annunziata di Firenze di fare per essi l’opportuno partito non essendo essi in numero sufficiente e nel tempo stesso di autorizzare con partito il loro priore molto reverendo padre maestro Giuseppe Nesti socio provinciale che per tal partito, munito delle necessarie facoltà, possa fare l’opportuno contratto a nome, e per interesse del convento di Monte Senario [approvato].

Paola Ircani Menichini, 2 febbraio 2024. Tutti i diritti riservati.




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